Mare

Il mare ti inghiotte. Può essere calmo e rassicurante, ma sa essere anche spietato.
Ho paura dell’acqua, mi lascio cullare, mi spaventa.
Una scogliera che si getta a picco nel mare, quella sì che mi da respiro, gioia. Quello è l’infinito. Vertigini, disequilibrio.
Ecco cosa è il mare. Non è casa, non ritorno.
Incontrollabile, furioso. E io non so stare in balìa. Cerco appigli, margini, orientamento.
Sali, sali, sali, cambia prospettiva. Ascendi. Lissù, i piedi sull’ultimo lembo di terra prima del nulla, il sole che scalda le palpebre, il vento imperioso che ti fa oscillare. È lì che mi sento parte di qualcosa di unico, di potente, immenso.

Terra, aria, fuoco dentro. Ma l’acqua? Fuggi via, scappa. Bagnati, ma non immergerti. A cosa serve?
Radicata nella sabbia, i granelli tra le dita e i residui di sale sulla pelle.
Non mi va di fare un giro. Mi va di stare. Naufrago, ma alle mie condizioni.
Lasciati trasportare. Ok, ma da cosa?
Sono persa, abbandonata. È davvero qui che dovrei essere? È davvero qui che vorrei essere?
C’è la scogliera che mi aspetta, la voglia di perdere l’equilibrio, il terrore di perderlo.
Apri gli occhi. È tutto blu.

_ Dal percorso Argonautiche di Alchimia della parola

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