Non ho una grotta a cui tornare. Forse sì, ce l’ho, ma non la sento così sicura come dovrei. Dovrei poi secondo chi? Ci sono cose nella mia testa che “dovrei” fare o sapere o saper fare. Ma secondo chi? Cioè chi è che decide cosa deve o non deve essere? Sono solo regole autoimposte, limitanti. Autolimitanti.
Qual è la mia vera grotta? Continuo ad essere in balìa delle onde, senza trovare un antro in cui rifugiarmi. È una tempesta fuori, il caos dentro. Disorientata, affannata. Ho il respiro corto, mi battono i denti. Ho freddo e non ho una coperta, non ho un fuoco. Non ho il fuoco. Solo un vagare, senza meta, senza scopo. L’acqua mi fa paura e non ho un riparo. Non dentro, non fuori. Sola. In tempesta.
Eccolo il mio rifugio: un quaderno, una penna. Quella musica che fa vibrare l’anima. È sempre stato così: difficile chiedere aiuto, ma scrivere è salvezza. E quando non c’è, regna solo il caos, la tempesta imperversa, il mare sbuffa, sbatte, scuote, rovescia la mia barchetta. Ma se scrivo tutto si ferma, c’è il sole e non rischio più di finire contro gli scogli.
La mia salvezza: questa penna, questo foglio.
_ dal percorso Argonautiche di Alchimia della parola
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